A pranzo nella Londra di Shakespeare

Ora della pausa pranzo? Salite con noi sulla macchina del tempo, e facciamo un salto a Londra, negli anni in cui girando per le strade avremmo potuto incrociare William Shakespeare e magari invitarlo a mangiare con noi: sicuramente il viaggio ci riserverà qualche interessante sorpresa!

Innanzitutto, dove andiamo a mangiare? Se abbiamo pochi soldi una delle molte Ale House di Londra ci permetterà di sfamarci, ma ci si possono fare brutti incontri: forse è meglio cercare di permetterci almeno una Taverna. Se invece siamo ben forniti di moneta, potremo permetterci una Locanda, dove troveremo anche letti e stalle per il nostro cavallo, o addirittura concederci un vero e proprio Ristorante – che qui si chiama Ordinary, proprio perchè potremo ordinare il cibo che desideriamo. Per l’ora, se siamo dei lavoratori comuni, o dei mercanti, ci siederemo a tavola a mezzogiorno, mentre i signori, gli studiosi e i nobili pranzano circa un’ora prima.

Sedutici a tavola, se ci siamo concessi un pranzo in un locale di un certo livello (del resto siamo a tavola con Shakespeare!) ci verrà portata una ciotola d’acqua profumata: ci laveremo le mani prima di mangiare, e anche fra le varie portate, e per finire alla conclusione del pasto. Avremo anche un tovagliolo, per pulirci la barba dalle abbondanti salse delle pietanze. Non è tanto una raffinatezza particolare, quanto una necessità, quella di lavarci tanto le mani: teniamo conto che si mangia con le dita, al limite usando il proprio coltello personale.

Le stoviglie in tavola, infatti, sono pressochè assenti! C’è un piatto di portata, sul quale arriva la pietanza – e nel quale rimetteremo le ossa ben spolpate. Ma per ciascuno di noi c’è una ciotola, o di legno o, in alcuni casi, addirittura di pane raffermo – e null’altro. Ma non preoccupatevi, avremo anche del pane più fresco per accompagnare il pasto: se siamo ricchi sarà pane bianco, mentre sulle tavole più povere si usava farina integrale.

Ma che si mangia? Anche questo, naturalmente, dipende strettamente da quanto possiamo spendere. Per quasi tutti l’ordine più comune è il pottage, una zuppa di verdure addensata con piselli o cereali. Ma se i più poveri la insaporiscono con aglio e cipolla, per i più danarosi c’è un mondo di spezie a disposizione, inclusi zenzero, zafferano e cannella, o mandorle; e naturalmente, per chi può spendere, non mancherà nella zuppa un bel pezzo di carne – purchè non sia venerdì, sabato, Avvento o Quaresima, nel qual caso la carne è vietata e dovremo accontentarci del pesce. In quel caso, soprattutto per i meno ricchi, si tratterà di un pezzo di stoccafisso, merluzzo essiccato proveniente dalla Norvegia o dalla Russia. Per ammorbidirlo sarà stato lasciato immerso nell’acqua, ma se sentite dei rumori dalla cucina non spaventatevi: a volte serve anche qualche bel colpo di martello…

E da bere? Vi stupirà, ma raramente si berrà acqua: è molto difficile, qui in città, che sia davvero pura e sicura, e non contaminata in qualche modo. Meglio una bella birra, in un boccale di peltro – o, se siamo un po’ meno danarosi, di terracotta. Ma per un’occasione speciale come un pranzo con Shakespeare forse potremo spendere qualcosa di più: e allora, fregandosi le mani per l’affare, l’oste ci presenterà una bella bottiglia di pregiato vino di Cipro!

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